SEGUI LE COPPE EUROPEE DI SOFTBALL CON LA ITALPOSA FORLI'


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domenica 19 agosto 2018

Première Cup: un po' di numeri

Quella di Forlì 2018 sarà la 41ma edizione della Coppa Campioni: la prima infatti è stata giocata nel 1978, ad Haarlem. Le partecipanti erano cinque, ma l'assortimento disomogeneo:  due olandesi, Terrasvogels e DSS Haarlem; due belghe, Luchtbal Giants e Brasschaat Braves; e il Bollate. Vinse il Terrasvogels, squadra proprio di Haarlem che da quel giorno per oltre vent'anni andrà a dominare il softball europeo, disputando ventitré edizioni e mettendone in bacheca nove, l'ultima delle quali però oltre vent'anni fa, nel 1996. E se aggiungiamo anche la Coppa Coppe, il Terrasvogels vanta trentasei qualificazioni ai tornei europei, con quattordici successi.

Come intuibile, il Terrasvogels è la società che la Première Cup l'ha vinta il maggior numero di volte. Al secondo posto l'HCAW Bussum, sette titoli concentrati negli anni '90, l'ultimo dei quali a Forlì nel 1998, battendo l'Italpaghe in finale; finita la "generazione delle fenomene", l'HCAW ha conosciuto un rapido declino, e attualmente gioca in terza serie.
Come immaginabile per chi segue il softball europeo in questi anni, un altro club olandese plurititolato sono le Haarlem Sparks, con cinque Coppe Campioni nel palmares, inclusa la prima del 1979 vinta quando ancora la società si chiamava HHC Haarlem; l'ultimo acuto delle Sparks invece è l'edizione di Ronchi 2016, e anche questa a Forlì ce la ricordiamo bene.

In classifica c'è anche un po' di Italia. Cinque sono le coppe del Macerata, la prima nel 1999 e l'ultima nel 2006; indimenticabili le rivalità di quegli anni con Terrasvogels, Sparks e Forlì.

Softball Forlì che in Coppa Campioni è arrivato alla decima presenza. Per tre volte l'ha vinta: Haarlem 1997, Macerata 2002, Haarlem 2007. Per due volte l'ha organizzata: nel 1998 (2° posto dietro Hcaw Bussum) e nel 2003 (3° posto dietro Sparks e Carrousel).
Con questa occasione, in totale per Forlì saranno diciotto i viaggi nelle coppe europee. La società forlivese può infatti vantare anche otto presenze in Coppa Coppe, con cinque successi (2000, 2005, 2006, 2011, 2015). Si tratta del club italiano che più di tutti si è qualificato per le coppe continentali.

A quota due successi ci sono tre squadre, e se Bussolengo ha solide ambizioni di aggiungere un altro trofeo alla bacheca, le altre due non hanno prospettive così immediate: le Tex Town Tigers di Enschede si barcamenano fra prima e seconda divisione olandese, mentre il Bloemendal (primo nel 1982 e nel 1987) ha conservato solo la sezione di softball maschile, liquidando quella femminile.

Altre italiane ad aver vinto la manifestazione sono state tre; nel 1991 la Lazio di Tonino Micheli e -per l'occasione- di Lisa Fernandez, all'epoca un lanciatore semplicemente di un'altra dimensione; nel 2008 il Legnano del "mago" Armando Aguiar; nel 2014 il La Loggia al massimo della sua parabola ascendente, nella circostanza rinfozato da Greta Cecchetti in pedana.
Il duopolio italo-olandese è stato rotto in due occasioni. Nel 2009 vinsero le Dornbirn Sharx, club austriaco capace del primo progetto multinazionale applicato al softball; fu la prima occasione in cui fu fatto uso ampio e del tutto conforme al regolamento delle giocatrici c.d. "passaportate" cioè, e semplificando, appartenenti alla Comunità Europea. Nel 2013 invece il successo delle praghesi del Sokol Krç è essenzialmente merito della batteria americana: Kate Robinson (che ha giocato a Bollate) e Lauren Lupinetti da Fullerton.

Riguardo alle partecipazioni, in termini puramente numerici di regnano le russe del Carrousel con diciotto presenze (parte anche in Poule B). Tra le altre squadre in lizza questa settimana a Forlì, le Tornados Mannheim hanno preso parte a nove edizioni di coppa, Bussolengo Therwil e Tolone otto.
Sono ben due le formazioni al battesimo assoluto, vale a dire Olympia Haarlem e Zraloci Ledenice. Non succedeva dal 2011, quando fu la "prima volta" per San Marino e le belghe di Heist-op-den-Berg. Nel 2010, addirittura, la finale fu tra due esordienti: il Tex Town batté Caserta.

Haarlem è la città in cui la finale è stata ospitata più volte, ben sette, grazie ad una organizzazione variamente distribuita fra i vari club della città (Terrasvogels, Sparks, Olympia e DSC'74). Per sei volte la finale è stata a Praga (ospitata da Chemie, Sokol e Joudrs). In Italia, tre edizioni si sono giocate a Macerata, a cui sta per appaiarsi Forlì.

sabato 18 agosto 2018

Volti noti e volti nuovi

Tre sono le americane che giocheranno la Coppa con la Poderi dal Nespoli. Si tratta di una conferma, di un felice ritorno, e di un esordio.

La conferma è Annie Aldrete, la californiana che è con la squadra forlivese da inizio stagione. Ingaggiata soprattutto per le sue qualità di ricevitore, Aldrete si è rivelata un formidabile battitore. Nel campionato italiano è la miglior fuoricampista, è conosciuta e temuta (12 basi intenzionali ricevute), ma è soprattutto una giocatrice competitiva e dotata di gran tecnica, certamente ben costruita negli anni di college prima a Tennessee e poi a Berkeley, due università con eccellenti programmi di softball.
In un certo senso, il destino sportivo di Annie Aldrete era segnato dall'inizio, e vale la pena di raccontare tutta la storia. Il padre Richard ha giocato nelle minors dei Brewers, e già questo sarebbe un vanto per qualunque gruppo famigliare. Ma gli Aldrete sono speciali: mamma Tisha ha fatto faville nel softball a livello di Junior College, il fratello Carter studia e gioca ad Arizona State ed è già stato “opzionato” dall'organizzazione dei Red Sox quando ancora faceva la high school, e c'è pure il cugino Michael che gioca nelle leghe minori della MLB. Ma la superstar indiscussa del gruppo è zio Mike, attuale coach di prima base degli Oakland A's, un passato di 11 stagioni in Major League con Giants, Expos, e soprattutto Yankees, nel 1996, anno in cui ha vinto le World Series del baseball.

Da sinistra: Piancastelli, Vincent, Hoover
Il felice ritorno è Emily Vincent, la lanciatrice nativa della Louisiana che con la Poderi dal Nespoli ha già disputato la stagione 2016. Fu l'anno del terzo posto in Première Cup (edizione svoltasi a Ronchi dei Legionari) e della seconda finale scudetto consecutiva persa contro Bussolengo. La stagione di Vincent fu brillantissima: non solo si dimostrò un lanciatore di qualità, ma se possibile fu perfino meglio nel box, miglior battitore stagionale di Forlì. E' una giocatrice versatile e disciplinata, conosce la squadra e l'ambiente, è entusiasta e vuole vincere un torneo con Forlì. Aggiungiamo pure che conosce benissimo Piancastelli perché giocavano insieme al college: quando Erika veniva schierata dietro al piatto, le due costituivano la formidabile batteria delle McNeese Cowgirls.
Detta in breve, è l'innesto perfetto per la squadra romagnola.


La novità assoluta è Carley Hoover, tesserata esclusivamente per la coppa. Nativa di Clemson in Carolina del Sud, ha iniziato il college a Stanford ed è poi passata a Baton Rouge per giocare con la casacca delle Louisiana State Tigers. Nei primi anni universitari era un prospetto incredibile, sembrava attesa da una carriera sensazionale, e anche se poi non tutte le promesse sono state mantenute Hoover una top-player lo è diventata. Intanto ha ricevuto ed accettato un'offerta dalle Scrap Yard Fast Pitch, squadra texana del circuito Pro indipendente; dalle Scrap Yard sono passate parecchie delle giocatrici che hanno a che fare con questa edizione della coppa, e sarà giocoforza riparlarne.
Hoover non poteva sfuggire ai selezionatori della nazionale Usa. Con la casacca Stars&Stripes ha giocato la Coppa del Mondo 2016 (argento); non è stata però convocata per i recenti Mondiali in Giappone (nota a margine: a casa anche Chidester e Moore, delle ex forlivesi era presente soltanto O'Toole).
Lanciatrice destra dotata di grandi mezzi atletici (è alta 1.86), ha iniziato la carriera come pitcher di pura potenza, si affidava al suo braccione per tirare sassate a oltre 70 miglia orarie, e vinceva le partite a suon di strike out. Con il tempo la percentuale di eliminati al piatto è diminuita, a vantaggio di una maggior completezza di repertorio. Ora ha un solido rise e lancia effetti a oltre 6o miglia, brutto messaggio per i battitori avversari.
Hoover è anche nota per la sua poco ortodossa procedura di lancio: durante il caricamento infatti si mette per un istante in posizione accovacciata. L'unica altra lanciatrice a fare un movimento del genere è la celebre Monica Abbott, a giudizio unanime la migliore in attività. E per il potenziale fatto vedere, proprio alla Abbott era stata accostata Carly Hoover a inizio carriera.

Generazioni

Al gruppo che ha chiuso la prima fase del campionato italiano al secondo posto, la Poderi dal Nespoli ha affiancato per la circostanza tre rinforzi: le pitchers americane Carley Hoover ed Emily Vincent, e la modenese Erika Piancastelli. Delle due Usa si parlerà nel prossimo post, mentre questa è l'occasione per conoscere Erika, senz'altro la giocatrice più prestigiosa e più attesa.

Loredana Auletta nel 2000
Il papà è Pier Andrea, giocava a baseball con il Modena. La mamma è Loredana Auletta, azzurra del softball, lunga carriera in A1, compresi tre anni a Forlì (1999-2001). Chi scrive ha nitidi ricordi di una mattina di dicembre del 1998, quando Lory venne a Forlì per conoscere la squadra, accompagnata da Pier e dalle gemelle Erika e Nicole, ancora nel passeggino. Oppure della Coppa Coppe 2000, a Praga, Forlì vinse il torneo e le mascottes furono le gemelle Piancastelli e Martina Laghi. Oppure della Coppa Italia di poche settimane dopo, Ronchi dei Legionari e l'ultimo caldo di ottobre, ancora Forlì che vince e Auletta che spara lontano il fuoricampo decisivo, e a bordo campo sempre Pier, Erika, Nicole.

Erika Piancastelli in maglia azzurra
Quel giorno fra lacrime e abbracci la squadra salutò Lory. La famiglia si trasferiva in California, presso San Diego; Auletta tornò nel 2001 per giocare con Forlì Coppa Campioni e playoff scudetto e poi si ritirò, passando idealmente il testimone alle figlie che sul Pacifico abbracciarono con naturalezza lo sport del “batti e corri”. E in qualche modo si sentiva che era una specie di arrivederci, che tra la famiglia Piancastelli e il Softball Forlì c'era una promessa non detta. Qualche buontempone in quel giorno di dicembre aveva detto delle bambine: "Tesseriamole subito". La facile battuta era rimasta battuta fino a un certo punto: le gemelle diventarono due giocatrici del Softball Forlì, e nel 2012 la "promessa" finì per avverarsi: era la fase eliminatoria di una Coppa Italia di fine estate, Nicole ed Erika giocarono con la maglia della Fiorini tre partite. Qualificazione mancata, ma fu divertente anche se troppo breve.

(photo courtesy Chris Heider)
Erika e Loredana
Nicole poi ha cambiato sport, Erika ha continuato fino a toccare il vertice a livello universitario. Durante le stagioni con McNeese University è sempre stata eletta miglior giocatrice e miglior battitrice della Southland Conference. Ha fatto a pezzi 17 record del college, vinto ogni tipo di graduatoria, cacciato fuori 70 home runs. Gli americani, che queste cose le prendono in maniera serissima, l'hanno eletta All-American non una ma due volte, 2015 e 2016. All-American significa essere tra i venticinque migliori giocatori dell'intera nazione. Se ne parla anche in questo vecchio post della Gazzetta dello Sport.

Dal 2015 Erika Piancastelli veste la maglia azzurra, con cui ha disputato due Europei (oro nel 2015) e due Mondiali, incluso quello appena terminato con l'Italia al settimo, brillante posto. Ed ora torna a Forlì per quello che è l'ideale completamento della promessa. Il suo curriculum da all-star è pari alla voglia di vincere.