SEGUI LE COPPE EUROPEE DI SOFTBALL CON LA ITALPOSA FORLI'


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venerdì 7 agosto 2026

Forlì verso Haarlem 2 - La Coppa Campioni 1997

Wie ganz anders, anders war es da!
«come, davvero, tutto fu diverso»
Fr. Schiller, Gli Dei della Grecia, v. 8

Con il 1997 la Coppa Campioni arriva all'edizione numero 20. In qualità di campionesse nazionali in carica, ne hanno chiesto l'organizzazione le Sparks: faranno lo stesso a ogni scadenza decennale, ed è per questo che si è giocato ad Haarlem nel 2007 (ci torneremo) e nel 2017 (vittoria del Bussolengo), e se tanto dà tanto, sulla Premiére del prossimo anno c'è già una opzione silenziosa.

Le partecipanti sono otto, le partite si giocano in parte al Noordersportpark, il diamante delle Sparks, ma il campo principale è quello del DSS: lì sarà giocata la finale, lì la squadra forlivese vivrà il suo sogno. Quel diamante, invero abbastanza scalcagnato, oggi non esiste più, tutta l'area è diventata un moderno centro polisportivo.

Forlì vorrebbe avvicinarsi alla Coppa con l'emozione dell'esordiente e la tranquillità di chi non ha niente da perdere. Invece ne succedono di ogni. Il campionato inizia male: a fine maggio il record è 4-10 quando si fa male Jaye Bailey ed è out per tre mesi. A fine giugno il record è 7-17 e il rischio di retrocedere serio.
A quel punto i pianeti si riallineano.

E' la stessa Bailey a mettere in moto gli eventi. «C'è una mia amica, so che si è liberata per un paio di mesi, può dare una mano per il campionato e per la Coppa. Posso chiedere?». Ovviamente sì: e chi sarebbe? «Gina Weber».
A due giorni dalla chiusura dei tesseramenti, il Softball Forlì si assicura le prestazioni di Gina Weber, sì, proprio quella Gina Weber: la fuoriclasse neozelandese trascina la squadra alla salvezza, e già basterebbe; ma c'è ancora da giocare una Coppa Campioni.

Per l'Italpaghe la competizione continentale è un mondo nuovo. Postulando che le due olandesi, Terrasvogels e Sparks, siano di una spanna superiori, contro le altre avversarie è tutto da scoprire. E quindi l'obiettivo sincero è la classica "bella figura": giocare bene, divertirsi e, perché no? vedere un po' di Olanda, la sera tutte a ballare. Poi, come la va, la va.
Quella della Weber è però una presenza che getta scompiglio nell'ambiente. Al controllo documenti, la sera della vigilia, si leva una battuta che non passa inosservata: «Gina?! mica vorrete vincere?». In più è rientrata Bailey: la fiducia della squadra risale parecchio, il nervosismo olandese anche.

Lunedì 8 settembre, la prima partita europea di Forlì è una vittoria 4-2 sull'Alby Stoccolma. Il giorno dopo altro successo, 8-0 sulle danesi. E poi ancora, 5-0 alle Sparks. E il postulato? non è poi così ferreo, perché entrando nella seconda fase Forlì perde "solo" 2-1 dal Terrasvogels, e rimane da sapere come sarebbe andata se Weber non fosse stata espulsa a inizio partita.

L'espulsione fa scattare la squalifica di Weber per il match seguente: ci sono di nuovo le Sparks. Contro le "Scintille", Forlì fa la partita più convincente e importante del torneo: Patrizia Vitaliani in pedana è ingiocabile, l'Italpaghe vince 3-1, a quel punto basta superare le russe per conquistare la finale. Obiettivo raggiunto con un comodo 11-1.

Per l'oro si affrontano le prime due classificate della seconda fase, Terrasvogels e Italpaghe; le olandesi partono da 1-0 per aver vinto lo scontro diretto, chi vince due partite piglia la Coppa. Forlì realizza che razza di montagna si trova a scalare: deve vincere due partite, consecutive, contro il Terrasvogels. Più che una squadra, un totem: nove coppe Campioni, una Coppa Coppe, dieci scudetti.

E' a quel punto che l'espulsione di Weber si rivela un blessing in disguise, una fortuna nella sfortuna: non avendoci giocato contro, il Terrasvogels non aveva potuto studiare le sue traiettorie. Un conto è fare lo scouting dei lanci, un conto è trovarsela davanti in pedana. E infatti Forlì vince 4-3 e porta la serie in parità. Serve la "bella".

Italpaghe Forlì, Haarlem 1997, Coppa Campioni
Il bianco e nero non è casuale

E' una partita surreale. Le olandesi sono nervosissime perché si trovano dove non avrebbero mai pensato di trovarsi, cioè allo spareggio che vale la Coppa contro una matricola italiana; le romagnole un po' sono incredule per l'occasione, un po' irrigidite per la paura di vedere sfumare il sogno ora che è lì a portata di mano, un po' emozionate per tutta la situazione, e un po' molte altre cose. Lo 0-0 dura a lungo: lo rompe infine Bailey con una valida che spinge a casa Turci. Basta così, Weber è insuperabile, Forlì vince, Forlì mette in bacheca il suo primo trofeo. Ed è la Coppa Campioni.

Per gli olandesi è troppo. E' una roba talmente fuori dalle aspettative, che gli organizzatori non avevano il disco con l'inno italiano: semplicemente, non lo avevano preparato perché "quella cosa lì" non poteva accadere.
Dopo la premiazione, saranno le stesse giocatrici a intonare "Il canto degli Italiani" a voce scoperta, e probabilmente si tratta dell'episodio più emozionante nella storia del Softball Forlì.

mercoledì 5 agosto 2026

Forlì verso Haarlem 1 - Prologo

Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. [...] E' difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta.
Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio

Senza per forza voler tirare in ballo l'abusata metafora dell'effetto farfalla, c'è comunque parecchio di surreale nel modo in cui ha avuto inizio l'esperienza del Softball Forlì nelle coppe europee.

L'antefatto vero e proprio è nello sviluppo del campionato italiano 1996, un mese di luglio davvero memorabile: il presidente del Brioschi Torino (squadra dominatrice della regular season) si dà alla latitanza inseguito dalle Fiamme Gialle (lo ritroveranno nei pressi di Marsiglia, arruolato nella legione straniera), la squadra sabauda rinuncia alla post season, il tabellone dei playoff viene ridisegnato, e Forlì da un girone impossibile si ritrova in uno alla sua portata. Poi la squadra ci mette il resto e arriva in finale scudetto. Qui l'ostacolo diventa insuperabile per davvero: Bollate vince il tricolore e si qualifica alla Coppa Campioni 1997, Forlì incassa i complimenti di circostanza, e finita lì.
Così sembra.

In un tardo pomeriggio invernale, si apre la sliding door di Forlì. Il presidente Bombacci riceve una telefonata: la Federazione. Il contenuto è più o meno: Bollate rinuncerà a fare la Coppa, Forlì in quanto finalista ha titolo a prenderne il posto; organizzano le Sparks, si gioca ad Haarlem, settembre prossimo: interessa?

E' fuori questione che si tratta di una decisione da ponderare bene, e quindi la inevitabile domanda è: quanto tempo abbiamo per decidere? «Ventiquattr'ore» è la formidabile risposta. E se diciamo di no? «L'Italia retrocede in Poule B di Coppa Campioni. Non sarebbe una bella cosa».

Messa giù così, era tipo un'offerta che non si poteva rifiutare. Peccato per il modo: Bombacci, infatti, avrebbe accettato comunque, commentando poi «E quando mai ci ricapita?».

Commento invecchiato male.

lunedì 3 agosto 2026

Dopo, è già troppo tardi

Il Softball Forlì torna sul palcoscenico europeo. Dal 17 al 22 agosto le romagnole andranno sui diamanti di Haarlem a cimentarsi nella 48ma edizione della Premiére Cup (già Coppa Campioni fino al cambio di denominazione nel 2014). Per Forlì si tratta della presenza numero quattordici nella manifestazione, record per un club italiano; e della numero ventitrè a livello continentale se si sommano le nove partecipazioni alla Coppa Coppe (anche questo, primato italiano).

Si torna a giocare la Premiére fuori dall'Italia dopo ben sette edizioni consecutive ospitate nel "Bel Paese", da Forlì 2018 a Bollate 2025: almeno sul piano simbolico, è significativo che si torni ad Haarlem, dove è stata giocata la coppa del 2017 (organizzazione Sparks) e dove si è giocato altre sette volte, inclusa la prima, storica edizione del 1978.

Ai diamanti di gioco di Haarlem sono legati alcuni dei ricordi più importanti del softball forlivese: da quello più entusiasmante a quello più insopportabile. Con l'avvicinarsi della prossima Premiére Cup, abbiamo quindi pensato di riannodare i fili di alcune vicende passate fra le più curiose ed interessanti cui la squadra romagnola ha preso parte: ci saranno quattro episodi, ciascuno legato alle coppe che Forlì ha giocato nei Paesi Bassi (1997, 2001, 2007, 2010), preceduti da un prologo che contestualizza l'ingresso del club romagnolo al Grande Gioco continentale ed è l'esempio perfetto di cosa voglia dire una sliding door.

Si tratta di una scelta narrativa del tutto insolita. Un po' è dovuta al semplice e narcisistico piacere di farlo; un po' è sentita come una necessità, prima che il tempo (sono passati trent'anni!), la stanchezza, la vita stessa rendano queste memorie troppo sbiadite per poter essere apprezzate.

Come ha scritto qualcuno molto più bravo e famoso: «La pienezza della vita è nel suo fluire. Dopo, è già troppo tardi».