(i precedenti post sull'Olympia Haarlem sono qui, qui, qui e qui)
Quest'anno il campionato olandese è già terminato. Ha rivinto l'Olympia Haarlem, al terzo titolo di fila, settimo nelle ultime dieci edizioni. E non è una buona notizia per Forlì.
Non lo è perché a fine luglio le blu-arancio apparivano in notevole difficoltà, e dopo un pareggio contro il Neptunus (nella Hoofdklasse esiste il pareggio) il distacco dalle Sparks Haarlem appariva incolmabile. Ma l'Olympia ha rovesciato il tavolo: con le energie residue ha vinto le ultime otto partite consecutive, compreso un emozionante doppio match con le Sparks con cui ha avuto termine una stagione senza playoff. E a essere decisivo è stato proprio quel pareggio, che per poco non era stato una sconfitta, e che in tal caso avrebbe mandato lo scudetto nella direzione opposta di Haarlem.
Scudetto all'ultimo respiro e Coppa Campioni sul proprio diamante, un'Olympia così è carica a molla: lo sa, e lo dice pure, anche se coach Maas (in uscita a fine stagione) è andato un po' oltre chiosando «Questa è la vera Olympia, abbiamo mostrato quello di cui siamo capaci [...] e lo abbiamo fatto con giocatrici esclusivamente olandesi», magari esagerando un filo con l'ideologia e scordandosi di avere in gruppo una Zoulova che qualcosa di buono glielo ha pur fatto.
Sorvolando su qualità e opportunità delle dichiarazioni, l'Olympia resta una squadra formidabile, nucleo portante della Nazionale ma anche capace di crescere talenti.
Anche se ha lanciato molto meno del solito (appena 45.0 inning), la mancina Van Aalst è fondamentale nella rotazione dei lanciatori assieme a Lisa Hop e ad Anna Zoulova; c'è anche van Eijl (cresciuta nelle Oosterhout Twins, poi a lungo nel Roef!) che dovremmo vedere nel cerchio in occasione delle partite meno problematiche. Contrariamente alle abitudini, nemmeno un prestito dagli altri club neerlandesi.
Le straniere di Coppa però ci sono, e di qualità. Una è la lanciatrice canadese Morgan Rackel, mancina, una da palle veloci con effetti, già vista con la sua nazionale alle qualificazioni (vinte) per la Coppa del Mondo 2027: ha fatto una breve apparizione anche contro l'Italia, nel match perso dalle azzurre per 11-10.
E poi c'è ancora Jazmyn Jackson, che torna dopo la stagione 2024; "JJ" gioca Terza e pure esterno, è veloce e batte tanto. E' stata con Forlì nel 2018 lasciando ottimi ricordi; lo scorso anno ha giocato nel Collecchio. L'altra straniera è la citata Zoulova, che ha fatto la prima parte di stagione con lo Joudrs Praga ed è passata all'Olympia a inizio luglio.
L'ordine di battuta è importante. Vonk è un lead off "naturale" e Brenda Beers (che arriva in base più spesso delle altre) un secondo altrettanto "naturale". Poi ci sono van der Zanden, van Aalst e Hop, che non batte più ultima: è in mezzo a loro che dovrebbe inserirsi Jackson. Il resto è variabile, Clarijs oppure van Dijk, Felix o Prins oppure Crouwel. Quest'anno manca uno slugger, come la Lindsey Thomas di due stagioni fa per intenderci: non è quindi un line up di potenza, almeno non come quello dell'Italposa (detto modestamente!); però son tutte pericolose, e veloci, e aggressive; e una volta che entrano in diamante, nascono i guai per la difesa avversaria.
Possibile formazione: Hop (p), Kieft (c), Crouwel (1b), Clarijs (2b), Vonk (ss), Beers (3b), Jackson, van Aalst, van der Zanden (esterni), Rackel (dp).
In sintesi: appena due settimane prima di queste righe, l'Olympia sembrava la più abbordabile degli ultimi anni. Forse invece era solo un drago assopito, che la rimonta vittoriosa in campionato potrebbe avere risvegliato.
Voto finale: 🌟 🌟 🌟
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